La musica per Una, Due e Tre Chitarre di Antonio Aprile
I brani contenuti nel presente CD rappresentano, forse più di altre composizioni dello stesso autore, una sorta di diario intimo, di libro di annotazioni che sembra descrivere un percorso di maturazione personale oltre che, naturalmente, un processo di evoluzione stilistica ed artistica. Il pensiero espresso attraverso l'intero Corpus delle opere qui presentate appare unitario ma al tempo stesso dialetticamente complesso ed articolato al punto da indurre a pensare che la stesura dei brani che lo compongono possa aver coperto l'arco di numerosi anni. In realtà dalla stesura del primo brano - Quattro Preludi per Chitarra che è anche il brano con cui inizia il CD e che risale al 1995 - al più recente Aras 1998 intercorre un periodo di poco più di tre anni all'interno del quale sembra avviarsi, evolversi e concludersi un ciclo di straordinaria ricchezza compositiva e contenutistica. Se qui si parla di diario però è anche per via dello stretto legame che vi è tra l'autore e il proprio strumento, la chitarra; infatti tra le composizioni di Antonio Aprile, si trovano numerose opere destinate ai più svariati organici e la scrittura in tutti questi casi è sempre appropriata, sapiente ed efficace; ugualmente si ha l'impressione che attraverso la chitarra l'autore riveli qualche elemento in più della propria natura più profonda, della propria intimità e verrebbe pertanto di affermare che è proprio la produzione chitarristica a fornirci un riscontro più diretto e puntuale del reale momento evolutivo dell'autore.
Col ciclo di Quattro Preludi, ciascuno dedicato ad un diverso compositore del novecento, è possibile notare come non ci si fermi al semplice tributo, bensì sembra quasi di poter notare una mutua azione tra la visione che Antonio Aprile ha di ciascun autore e l'impronta che ciascuno di essi possa avere impresso più o meno marcatamente su di lui. Sembra quasi di poter assistere a un dialogo tra dedicante e dedicatario piuttosto che ad un unilaterale evocativo esercizio di stile. Si passa dal lirismo del primo preludio dedicato a Franco Margola con un'atmosfera quasi da "meditativo pomeriggio assolato" al forse più ponderoso secondo preludio dedicato a Villa Lobos dove l'insistenza di alcuni passaggi non genera ripetitività bensì severa enfasi, passando poi per Leo Brouwer - terzo preludio - dove tornano alcune delle atmosfere del primo preludio intercalate da un' esplosione festosa e dove sembra esservi uno stridente contrasto tra la gioia della malinconia e la malinconia della gioia, che i due episodi sembrano voler rappresentare. Col quarto preludio appaiono ben sintetizzate le molte sfaccettature di un autore - Astor Piazzolla - che ha saputo far confluire nella propria musica gusti e tendenze varie, muovendosi fra rispetto della tradizione e personale ricerca. Lo Studio rivela autonomia di carattere e di intenti, non vi sono ormai tributi e vincoli ma solo lo strumento con le sue possibilità e risorse unite al bagaglio di un compositore che si esprime con rispettosa novità e linguaggio consapevole e maturo. L'Epilogo 9.7 vede, nel primo dei due frammenti, l'impiego molto discreto di alcuni ingredienti quali la serie - anche se mai trattata in maniera esplicita e completa - brevi scale esatonali, piccoli accenni di trattamento a canone, ma sono soprattutto il dialogo e l'invenzione il principale aspetto di questa prima parte; nel secondo frammento l'elemento prevalente è naturalmente l'ostinato della seconda chitarra sempre uguale dall'inizio alla fine mentre l'altra chitarra si esprime attraverso episodi che sembrano unire una serialità non rigorosa ad un lirismo a tratti quasi struggente, fino a concludere anch'essa con dei ripetitivi passaggi di sapore quasi rock. Ligeti docet?
In Metamorfosi sono accuratamente espressi i drammatici momenti psicologici dello scritto kafkiano cui il brano si ispira rispettandone il ritmo narrativo e l'evoluzione drammatica, dimostrando così una notevole aderenza allo scritto originario. Si presenta nella veste di un tema e variazioni, dove la libera trattazione del materiale tematico si piega soprattutto alle esigenze della narrazione drammatica. Il tema iniziale ripreso alla fine ma opportunamente modificato rende bene l'idea di un ciclo di coscienza - così come rappresentato nello scritto kafkiano - che sembra ricominciare da dove era partito ma, questa volta, con un contenuto e una consapevolezza nuovi.
La Sonata per due chitarre è costituita da quattro movimenti nell'insolita sequenza di Preludio, Fuga, Aria e Scherzo. Il primo movimento - Preludio - sembra racchiudere in una breve forma alcuni tratti salienti del primo tempo di Sonata. Nell'episodio iniziale si alternano due idee contrastanti, una rappresentata da lunghi accordi (Il primo dei quali costituito dalle sei corde vuote dello strumento) e l'altra rappresentata da passaggi in crome della prima o di entrambe le chitarre con interventi sempre più lunghi ad ogni nuova proposta. Questi due elementi, con la loro dialettica potrebbero rappresentare il materiale espositivo di questo movimento cui fa seguito l'episodio indicato nella partitura con "un po' meno" che rappresenta un momento di netto contrasto per poi tornare a quella che potrebbe essere una sintetica ripresa dove il secondo elemento assume piuttosto la fisionomia di una coda conclusiva caratterizzata da progressioni simmetriche di quarte e di quinte trattate a canone. Chiude il movimento un brevissimo frammento del primo elemento. Il secondo movimento - Fuga - racchiude un po' tutti gli elementi della fuga di scuola variamente trattati, le sezioni che la compongono appaiono spesso ben distinte e presentano, a tratti, una diversità di carattere che ricorda un po' lo stile del tema e variazioni. Il terzo movimento - Aria - rappresenta l'oasi lirica dell'intera sonata. L'esposizione iniziale della prima chitarra farebbe presagire un brano di più ampie dimensioni, poi l'invenzione e il dialogo si soffermano a tratti su pochi elementi ritmico - melodici che, col loro grazioso insistere, creano comunque compiutezza ed eleganza in un delicato dialogo tra i due strumenti. Il quarto movimento - Scherzo - col ritmo di 5/8 non è uno scherzo nel senso tradizionalmente inteso. Appare come un serrato ritmo perpetuo con diverse formule ostinate dove i frequenti spostamenti di accento contribuiscono a creare un effetto ancora più pressante. Dopo un brevissimo episodio in cui il ricorrente gioco ritmico melodico viene interrotto dalla ripetizione da parte della prima chitarra del Mi grave secondo uno schema ritmico non simmetrico, inizia una seconda parte dove il tema viene ripreso e le formule, assai simili a quelle della prima parte hanno un'organizzazione maggiormente simmetrica e ripetitiva aggiungendo una componente minimalistica che nella prima parte era meno evidente.
Meditazioni è un brano fortemente suggestivo ed ispirato dove si alternano vari elementi creando un'evoluzione emotiva e psicolo- gica che sembra seguire un percorso articolato e complesso. Calme note singole, poi doppie note, ancora doppie note ma con ritmo autonomo quindi improvviso tamburellare sul ponte, suoni percussivi sulla cassa... poi nuovamente la calma iniziale con le note singole; altri episodi accesi e ancora un lungo tranquillo episodio questa volta di isolati suoni armonici… sembra un continuo lottare tra il ritorno alla calma meditazione e la concitazione di momenti di ansia e di travaglio. La tranquilla sintesi finale è rappresentata da un calmo episodio in doppie note che lascia il posto ancora a poche note singole conclusive.
In Aras 1998 per tre chitarre un linguaggio rigoroso ed organizzato si alterna a momenti di maggiore o di estrema libertà linguistica. Qui la tecnica seriale, benché non sempre rigorosa, ricorre in maniera più esplicita che negli altri brani soprattutto nella parte iniziale e nell'ultimo episodio, prima della conclusione, dove i lunghi trilli - tremoli sono sempre formati dalle dodici note della scala equamente distribuite tra i tre strumenti. Di grande suggestione gli effetti percussivi a metà del brano e soprattutto alla fine dove tambora sulle fasce o ripetute percussioni delle unghie sul ponte, creano dei momenti di grande tensione.

Enrico Dibennardo
Novità CD


Antonio Aprile
1,2,3 chitarre!


Cantica Nova
Vento di emozioni