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ROCCO RODIO E LA MESSA “DE BEATA VIRGINE” € 15 Il presente volume è il frutto di tre lunghi anni di attenta lettura delle maggiori biblioteche italiane e dei successivi dieci lunghi anni di maturazione ed elaborazione dei preziosi dati acquisiti. Ancora pochi si sono preoccupati di curare la trascrizione e la successiva pubblicazione di composizioni dell’autore nativo di Bari. Il più importante contributo alla conoscenza di Rocco Rodio l’ha dato Macario Santiago Kastner, nel lontano 1958, pubblicando Cinque Ricercate, una fantasia, presso Guglielmo Zanibon a Padova. Il presente lavoro, quindi, vuole essere la base di partenza ed un valido sussidio per dei successivi studi musicologici, sia su Rocco Rodio che su altri autori di cui si conosce a stento il nome, ma che hanno avuto una certa importanza nel panorama musicale italiano del XVI secolo. La Messa De Beata Virgine, è inclusa nel Missarum decem liber primus di Rocco Rodio stampato a Roma, presso Valerio Dorico, nel 1562, con dedica al re Sigismondo Augusto di Polonia; una sua seconda edizione venne pubblicata a Napoli nel 1580 ed oggi sembra perduta. L’unica stampa tuttora esistente di questa composizioni si trova nella Biblioteca Capitolare di Padova. Esiste anche un manoscritto anonimo del XVIII secolo, che si conserva nella Biblioteca del Conservatorio di Bologna, contenente tutte le dieci Messe del Rodio, trascritte in partitura. In questo ms. potrebbe esservi trascritta l’edizione del 1580, quella che oggi sembra perduta: questa l’ardita ipotesi che in questa pubblicazione viene evidenziata e dimostrata attraverso uno studio attento e diretto delle fonti ancora a disposizione. L’edizione cinquecentesca della Messa, custodita nella Biblioteca Capitolare di Padova si presenta in forma di libro corale, con la presenza di tutte le voci considerate come entità chiuse ed inserite su diversi punti di due pagine frontali, per un totale di 152 facciate molto curate nei particolari e con un’attenzione minuziosa, quasi da amanuense, come testimonia il capolettera di ogni sezione della Messa rappresentante delle appropriate scene bibliche. Il volume si chiude con l’edizione in partitura moderna di questa importante composizione che viene definita dall’Ambros “plurium facierum”. Infatti oltre ad essere eseguita nella versione a cinque voci dispari, si può anche eseguire a quattro voci, con l’esclusione della Pars quinta; oppure a quattro voci, ma con l’esclusione del Superius, infine persino solo a tre voci, con l’esclusione sia della Pars quinta che del Superius. Quindi questa Messa può essere addirittura eseguita in quattro modi diversi. Per di più, questa Messa venne considerata come una sorta di “arco di Ulisse”, in quanto “nessuno la sapeva eseguire”, come ebbe a dire G. B. Rossi, l’autore dell’Organo de Cantori, il quale fu l’unico, a quel tempo, a rendersi conto dell’importanza delle composizioni del Rodio, ed in particolare di questa. La Messa “De Beata Virgine”,difatti, testimonia la perizia compositiva e l’importanza del Rodio come moderno armonizzatore ed anticipatore dell’opera di Frescobaldi, del contemporaneo Palestrina ed anche del grande Johann Sebastian Bach. La presente pubblicazione risulta corredata dalla Prefazione, nell’originale tedesco e nella sua traduzione inglese, della dottssa Christiane Wiesenfeldt del Brahms Institut di Lubecca ed arricchita da alcune foto raffiguranti le copie degli originali in possesso dell’autore. |
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